lunedì, novembre 08, 2010

Delurabbia

Quello che provo al momento è un senso di delusione misto a rabbia. Rabbia di non poter cambiare ciò che mi sta intorno senza distruggere quello che sono ora.
L'idea che, una volta operato lo sfacelo, se le cose non miglioreranno, o anzi peggioreranno, a quel punto sarà anche colpa mia.
Non mi sento sotto pressione, non ho responsabilità per quanto succede. Questa è la naturale destinazione di un treno partito molto tempo fa. Un treno con pendolari che devono scendere su binari differenti.
Che ne so, sarà questa carrellata di tutta la serie di Rocky che stanno dando da due mesi a questa parte, ma mi sento proprio come un pugile suonato.
Un atleta che non ha niente da dimostrare a nessuno, non più, e che se si rialza lo fa solo per sé stesso, e non per lo spettacolo, o per l'onore, o per quegli alti ideali.
Come un moderno e borghese barbone che stanco si accascia su una panchina, sfogliando i giornali lasciati per terra, mi siedo su una scomoda sedia di legno, digitando parole a caso su internet.
La rabbia si sopporta. Raggiunge un apice e poi scema. Ma la delusione no, quella permane, si insinua nelle ossa come un freddo siberiano, che non ti lascia più nemmeno dopo anni.
La delusione è l'intuitiva percezione di aver perso la fiducia, ti fa sentire solo, incompreso ma non confuso.
Anzi, di norma schiarisce le idee.
Alla delusione segue la comprensione e poi l'accettazione. L'accettazione che il mondo è diverso da come lo vedevi.
Più a lungo si trascina questo limbo di idee, più si soffre.
Quello che è difficile mandare giù, è che non si vuole soffrire. Ogni attimo di tristezza è un ulteriore riprova della propria stupidità pregressa.
La potrei chiamare delurabbia, soprassedendo ad un mio scarso vocabolario emotivo.
La delurabbia è una viscida lumaca, di un colore smorto, indefinito, che striscia sulla tua gamba con lentezza, portandosi via molto del tuo entusiasmo.
la delurabbia fa schifo, è un inutile bagaglio dimenticato nell'angolo della stanza che non si ha voglia di disfare.
Ma passerà anche questa, e riderò di queste parole.
Così procede.

martedì, ottobre 26, 2010

Diario di un giovane Haker

Mi ha fatto cadere dalla sedia !!!! XD

Caro diario, giorno 1
Oggi ho deciso di installare Linux. Non si può essere un vero hacker se non si usa Linux, e io voglio essere un vero hacker. Soprattutto per far colpo sulle ragazze. Ho chiesto a quelli che conoscevo ed ho scoperto che Giovanni usa Linux; stranamente ha gli occhiali spessi, è sovrappeso, non si lava molto, non si rade e non conosce nessuna ragazza.
Mi aspettavo qualcuno di più figo, con gli occhiali scuri anche al chiuso e il trench di pelle. Probabilmente si traveste per non dare nell'occhio. Una doppia vita! Che cosa emozionante diventare un hacker. Mi ha consigliato la Debian dicendo che è la "distruzione di Linux" per veri duri. Io sono un duro. Uso il computer da quando ero piccolo; sempre Macintosh, ma quando uno sa usare un computer, li sa usare tutti! Pensa: l'hacker di "Indipendence Day" entrava nel sistema operativo di una nave aliena: figata! Chissà perché si chiama "distruzione di Linux". Dovrò chiedere. Che nome da duro!
Caro diario, giorno 2
Giovanni mi ha spiegato oggi che la Debian è una DIS-TRI-BU-ZIO-NE di GNU/Linux. Non distruzione. Dice che è molto importante che si dica GNU/Linux, se si dice solo Linux la Microsoft (che dovrei scrivere Micro$oft o Microsuck, non so perché) prenderà il controllo del pianeta, provocherà l'Apocalisse, spegnerà il sole, farà piangere Gesù Bambino e impedirà che ci siano giochi recenti per GNU/Linux. In questo ordine (di importanza). Giovanni dice che GNU vuoi dire "GNU Non è Unix", però Linux è Unix e Giovanni dice che è da queste contraddizioni apparenti che si capisce chi è un vero hacker. Tutti gli altri sono dei perdenti che si meritano che un Virus spedisca alla nonna pezzi di E-Mail pornografiche scambiate con la morosa. Io non posso essere un perdente perché mia nonna è quadriplegica e non sa usare il computer; oltre tutto, non ho mai avuto la morosa, anche se ho scritto dei racconti un po' spinti su Kaori della pubblicità del Philadelphia. Sto già diventando un vero hacker.
Caro diario, giorno 3
Ho smesso di fare domande a Giovanni, perché il suo travestimento da non-figo puzza davvero tanto e non riesco a concentrarmi trattenendo il fiato. Chissà dove si procura il suo "odore di ascella non lavata da quindici giorni", è DAVVERO realistico. Un altro segreto hacker, immagino. Ho comprato una rivista con i CD della Debian. Da questa notte il mondo sarà mio: devo solo installarla, poi sarò un vero hacker. Nella rivista non ci sono donnine nude: un vero hacker si eccita con le immagini dei computer nudi (smontati), o con il "codice sorgente". Ci ho provato, ma ho ancora molto da imparare.
Caro diario, giorno 4
Non trovo setup.exe nel CD. Sarà rovinato. Domani lo vado a cambiare.
Caro diario, giorno 5
Non c'è il setup.exe! E' tutto molto semplice: si inserisce il CD a computer spento, si seleziona da BIOS di boot-are (un modo di dire inglese che vuoi dire "stivalare", ah! gergo hacker!) da CD, e si installa. Facilissimo. Ci ho messo solo 3 ore a capirlo. Ora devo solo scoprire come invocare il BIOS.
Caro diario, giorno 7
Sono fortunato! Il BIOS nel mio computer si invoca semplicemente premendo i tasti CTRL-ALT-SHIFT-CANC-Q-W-E-R-T-Y-1-2-3-4-5 contemporaneamente nei 4 microsecondi in cui avviene il check della memoria. Pensa che nel computer di uno che conosco è possibile invocarlo solo nelle notti di luna nuova, dopo la mezzanotte, se si rimane all'interno d'un pentagramma tracciato per terra col sangue d'un gallo nero. E' destino che io diventi un hacker.
Caro diario, giorno 8
Sto installando. Ho aspettato 4 ore che comparisse la schermata grafica, ma continuo solo a vedere delle scritte. E non compare la freccetta del mouse. Devo chiedere.
Caro diario, giorno 9
Le scritte andavano lette! Pensa come sono furbi questi hacker, nessuno può usare il LORO GNU/Linux se non sa che le scritte vanno lette. E' un po' come una società segreta.
Caro diario, giorno 10
Ieri mentre installavo mi è stato chiesto di "partizionare l'hard-disk". Ho spinto OK quattro o cinque volte e sono andato avanti. Cosa sono i moduli del kernel? Non so, ne ho scelti alcuni a caso.
Caro diario, giorno 11
In solo una settimana ho fatto partire il sistema. Pare che io abbia cancellato tutto quello che c'era sull'hard disk quando lo ho partizionato, ma non è grave: c'erano solo le mie mail personali degli ultimi 3 anni con tutti gli indirizzi (quando sarò un hacker famoso, si rifaranno vivi tutti) e la copia digitale della dimostrazione dell'ultimo teorema di Fermat che avevo trovato in soffitta della nonna, dopo che è morta (non sono andato al funerale perché stavo installando). Poco male: diventerò un hacker, ed ho la copia cartacea. Non faccio una doccia da quando ho cominciato, ho la barba un po' lunga e sto solo mangiando pizza e hamburger. Però sto bene.
Caro diario, giorno 12
I moduli del kernel non andavano scelti a caso. Pare che io abbia fatto qualcosa che non va riguardo al modulo per la scheda grafica. Il monitor è esploso. Poco male: ne ho un altro. Nell'incendio è bruciata la copia cartacea della dimostrazione dell'ultimo teorema di Fermat. Non importa, non trattava di Linux. Le mie ferite guariranno in un mese, nessuno farà caso alle cicatrici quando sarò un hacker figo. Ho messo su 4 chili: smaltirò poi, ora non ho tempo.
Caro diario, giorno 14
Ho passato due giorni a scegliere quali programmi installare: l'elenco ne comprende 6739, con nomi di solito senza vocali come ed, amb, brlscnb e mvf fncl; di questi, 1356 sono editor di testo! Pare che servano tutti: gli hacker ne sanno una più del diavolo!
Caro diario, giorno 15
XF86Config ne sa MOLTE più del diavolo. O forse serve ad evocare il diavolo stesso, non ho capito bene.
Caro diario, giorno 20
Finalmente il computer funziona. Meno di tre settimane per sistemarlo: un record di velocità. Ho dovuto saltare le docce per risparmiare tempo, ma non ne ho risentito. Certo, non funziona l'audio, la grafica non va a più di 16 colori a 640*480, il masterizzatore non dà segni di vita e il cursore si teletrasporta da un angolo all'altro dello schermo: ma è proprio dalla capacità di affrontare questi piccoli disagi che si vede il vero hacker. Ora mi connetterò a Internet. Mi hanno detto che gli altri hacker sono sempre molto disponibili verso chi vuole imparare. Sono passati i vicini a chiedere dove era il cadavere. "Quale cadavere" ho chiesto io. "C'è odore di cadavere in decomposizione" hanno risposto. Non capisco. Non sento nessun odore: saranno impazziti? In effetti mi lanciavano delle occhiate poco rassicuranti.
Caro diario, giorno 21
Oggi ho provato a connettermi a Internet. Ho un WinModem. Questo è MALE.
Caro diario, giorno 22
Oggi ho provato a connettermi a Internet. Qualche cosa è andato storto, dal nuovo modem vengono rumori strani e un po' irati.
Caro diario, giorno 23
I rumori strani erano la voce di un cambogiano che rispondeva alle telefonate. Pare che il suo numero di telefono sia quello usato di default per la connessione a Internet. Ha detto che, se voglio, mi legge ad alta voce il giornale, così mi sento nell'autostrada dell'informazione. Per ora ho declinato. Si chiama Chea Vichea.
Caro diario, giorno 24
Mi sono connesso! Fino a che non esco dal pentagramma di sangue di gallo nero, tutto funziona a meraviglia! Mi chiedo cosa succederà all'alba. Sento degli strani rumori provenire dalla cantina.
Caro diario, giorno 25
Ho mandato delle mail su Internet chiedendo aiuto per capire meglio. Ho scritto sulla mailing list Kernel Dev, mi sembra il posto migliore per trovare degli esperti.
Caro diario, giorno 26
Chi è RTFM? E quando comincerà ad aiutami?
Caro diario, giorno 31 (o forse 52)
Sono stato multato. Pare che sia vietato bruciare i computer in terrazzo. Ho detto che dopo tutto era Capodanno, ma mi hanno spiegato che Capodanno è stato tre settimane fa: devo aver perso il conto dei giorni. Ora che ho eliminato il computer, sto molto meglio. Dopo la terza doccia ho sentito i miei vicini di casa urlare "era ora che riparassero quel tombino, l'aria era proprio irrespirabile!". Ho comprato un machete per tagliarmi la barba, fino ad ora ho rotto tre rasoi. Domani parto per la Cambogia, ho ritelefonato a Chea Vichea. Mi ha trovato un lavoro come bracciante nelle risaie. Non vedo l'ora di cominciare: ha detto che il computer più vicino è a 5km dal suo villaggio. Basterà?

Marco Liverani

Sandwich

mercoledì, ottobre 20, 2010

La cagnetta della Raffineria


Ecco la bella cucciola che si aggira per la raffineria.
Riuscirò a trovarle un padrone prima di doverla per forza di cose parcheggiare nel mio giardino ?
Chi vivrà, vedrà !

Ricordi lontani


Ieri sono dovuto andare ad un appuntamento di fronte al mio vecchio liceo.
Una volta parcheggiato, mi sono soffermato ad osservare le rosse cornici delle finestre, i corridoi nei quali trascorrevo le ore di buco, il cortile che frequentavo a ricreazione.
Non sono mai stato famoso per la mia memoria. Anzi, la facilità con la quale mi dimentico le cose è divenuta proverbiale tra la mia compagnia, ma devo dire che ogni reminiscenza risalente ai tempi della scuola mi giungeva lontana, quasi impalpabile alla mia mente.
Ricordavo degli eventi, delle situazioni ed anche dei pensieri, ma nessun odore, suono, emozione.
Era come osservare i ricordi di un altra persona attraverso uno schermo.
La vita di un parente, o di un amico che ricordi con affetto, ma non la propria.
Sentivo così poco contatto con il me stesso di quel tempo. Eppure è passato così poco da quando mi preoccupavo della prossima interrogazione, o del compito in classe.
Solo pochi anni sono bastati a sbiadire una intera vita precedente.
Penso con il sorriso ai miei problemi del tempo, ma senza deriderli. Ogni quotidianità ha i suoi scogli e le sue preoccupazioni, forse oggettivamente inferiori a quelli di altri, ma non per questo di poco valore.
E' curioso come senta più presenti i primi e gli ultimi giorni che ho passato in quell'edificio, lasciando nel mezzo una serie di episodi indefiniti, in ordine sparso e confusionario.
Tante volte mi vien da pensare a cosa potrei dire al me stesso di ieri, per poter rendere più sereno il mio presente. E' un pensiero divertente ma a volte frustrante.
Credo che quasi nessun insegnamento veramente importante possa essere tramandato senza l'esperienza.
Tutto quello che si può fare è prepararsi, abituarsi per tempo, ma nulla ci mette in condizione di comprendere l'ignoto prima di confrontarsi con esso.
A questo proposito, ho trovato maggiormente utile l'accettazione rispetto alla comprensione.
Accettare che non siamo in grado di comprendere è il primo gradino per la conoscenza.
Fin da adolescente osservai che il mondo nel quale mi muovevo, il mare nel quale nuotavo, era del tutto differente da quello degli adulti, da quello dettato da differenti culture e condizioni sociali.
Solo ora che ho "Passato" alcuni di questi "Cambi di stato", però, mi rendo conto di quanto effettivamente lontani sono gli universi che ci contraddistinguono.
Mi chiedo se un giorno avrò la capacità di superare questo gap per comunicare con coloro ai quali tengo.

venerdì, ottobre 15, 2010

Armi silenziose per guerre tranquille

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Schiavi di sé stessi

E' con un certo rammarico che noto un aumentare di fervore ideologico nelle persone intorno a me.

La curiosità verso stili di vita differenti, nuovi modi di vedere il mondo e sé stessi, sembra sempre una attività positiva, l'inizio di un percorso di auto determinismo.
Ma, per definizione, si cerca ciò che non si possiede. Per questo motivo chi parte in cerca di sé stesso deve prima accettare il fatto di non conoscersi, di non sapere.

Il primo passo di ogni percorso formativo è la scoperta dell'umiltà.

Senza di essa non potremmo mai spogliarci del nostro vecchio io. Come moderni San francesco dobbiamo abbandonare le nostre convinzioni per abbracciare l'ignoto, l'incertezza che tanto ci ha fatto tremare in passato.
Tanto da erigere a difesa imponenti mura composte da falsi giudizi, sicure opinioni, scientifiche certezze.

Per questo motivo provo sospetto verso chi abbandona tali convinzioni per abbracciarne subito altre.
Non è naturale.
Chi lascia un porto necessita di navigare per trovarne una altro. Trovarsi subito a terra significa essersi spostati poco e niente.

Il fatto è che, e forse non si direbbe, io apprezzo molto quell'incertezza.
E' mia abitudine cercare lo scontro ideologico. Sono un convinto oggettivista e credo che la realtà sia una ed una sola. Non accetto una forza casuale nell'universo e non disdegno di mandare a quel paese chi la pensa diversamente da me.
Ma questo mio essere un colloquiale despota non mi ha mai impedito di ascoltare gli altri. La mia famigerata nomea di barbaro della dialettica è figlia di questa mia volontà di cercare lo scontro di intelletto, di sbattere contro le altre navi disperse in mare, perché solo con tali incidenti la mia rotta è costretta a cambiare, a modificarsi per cercare il faro che prima non scorgevo.

Ogni volta che ho abbracciato una idea, l'ho fatta mia. Non ho mai parlato per bocca di altri. Non ho mai cercato le opinioni lì dove sapevo di trovarle a mio favore.
Senza contrasto non c'è litigio, ma senza litigio non c'è evoluzione, accrescimento, apprendimento.

Eppure vedo quanto è facile per molti di noi unirsi a gruppi di gente scelta. Comunità omogenee pronte ad avallare ogni forma di idea condivisa ed a demonizzare i diversi, coloro che dissentono o anche solo non seguono quello che, per forza di cose, presto si trasforma nel "Verbo".

Ancora più facile è mettere in discussione solo alcuni dettagli di sé stessi e convincersi di essere diversi. Di appartenere a pieno titolo ad un gruppo costituito.
E' facile e rassicurante, perché seguire la strada tracciata da altri è sempre confortevole.
Pensare di essere un altra persona dona un senso di comunione con il prossimo, porta a sentirsi puliti, diversi, perdonati di tutti i passati peccati, convinti che non potranno più ripetersi.
Che sciocca convinzione.
E' questa paura che ci porta a voler conoscere il perché di ogni cosa. Il motivo per il quale DOBBIAMO conoscere le ragioni dietro un delitto, per essere sicuri che a noi non possa capitare.
Per questo proviamo un senso di sollievo a sapere che la vittima era diversa da noi, che le motivazioni ci sono estranee.
Se una cosa può accadere a chiunque, può accadere anche a noi, e questo ci fa paura.

E' un istinto atavico.
Nell'antichità, era questione di sopravvivenza.
Conoscere il motivo per il quale la terra è smossa, significa non incontrare un animale predatore.
E quando una di queste ragioni sfocia nell'irrazionale, noi ci inventiamo una legge cosmica, una religione, un qualsiasi insieme di regole che ci metta ideologicamente al riparo dalla catastrofe improvvisa.

E' questo che ci fa sentire in pace quando ci convinciamo di essere parte della soluzione, anziché del problema. Ma questo è impossibile, perché parte del problema lo saremmo sempre, in ogni situazione.
Non si può accettare di essere colpevoli solo perché si è nati, perché altrimenti non si avrebbe il controllo sulla propria esistenza ...

Alla fine è questo che siamo. La nostra intera cultura multi millenaria è il risultato di un enorme, sconfinato complesso di impotenza.
Uscire da questo cerchio è visto come disonorevole, arrendevole, privo di dignità. Eppure così saggio.

Se vivessimo per sempre, tali dubbi ed incertezze sarebbero ben poca cosa .. ma il problema è che siamo limitati al tempo, e questo tempo lo perdiamo ad inseguire certezze su una realtà che non potremo mai afferrare.

Io credo nella realtà oggettiva, così come credo che nessuno possa mai raggiungerla.

Alcuni credono di averla raggiunta. E' questo lo trovo una tragica perdita di tempo.


mercoledì, ottobre 13, 2010

Un secondo


Un giorno un uomo chiese a Dio:

"Dio, cos'è per te un milione di anni ?"

E Dio rispose:

"Un secondo ..."

Allora l'uomo continuò:

"E cos'è per te un milione i dollari ?"

E Dio ancora:

"Un penny ..."

Allora l'uomo chiese:

"Dio, mi presteresti un penny ?"

E Dio, sorridendo:

"Certo. Tra un secondo ..."


lunedì, settembre 13, 2010

Nel fango


Come quando si è impantanati nel fango, ho la sensazione che ogni mio movimento sia inutile.
Mi fermo, aspettando che la terra mi inghiotta, approfittando dei miei ultimi istanti di vita prima dell'oblio per guardarmi intorno. Non in cerca di un appiglio, come si potrebbe pensare, ma per registrare ogni dettaglio, conscio di non avere nulla di meglio da fare.
Quando tutto sarà finito, ad aspettarmi ci sarà l'ignoto.
Ognuno di noi ha sognato almeno una volta di essere un avventuriero, un impavido eroe che sprezzante del pericolo affronta le sue paure e l'incertezza del suo futuro.
Come sempre accade, ciò che sogniamo non è mai ciò che vorremmo ottenere.
L'oscurità è lì, e mi sta aspettando. Non sembra né buona né cattiva, ma solo paziente. La pazienza dell'inevitabile.
Il fango procede con la sua implacabile voracità e, nonostante l'idea di sfuggirvi sia stata abbandonata da tempo, la volontà di arrendesi ad essa non è ancora matura.
Possibile che la strada sia soltanto una ?
Da piccoli siamo convinti di poter diventare tutto ciò che vogliamo. A volte mi sembra possibile ancora adesso.
Ma come possiamo esserne sicuri ? Se ciò fosse vero, tutta la nostra vita dovrebbe essere il frutto di una scelta; ma è così solo per pochi di noi.
Come bambini in un enorme negozio di giocattoli, ciò al quale aneliamo è spesso la possibilità di scegliere, e non la scelta in sé.
Ma che senso ha poter scegliere se una scelta non si opera ? E' forse questa la radice di ogni nostra insoddisfazione, la granitica certezza alla quale il destino ci porta ?
Per chi vive nel dubbio, il dubbio rimane l'unica certezza. Abbandonarla spaventa, confonde.
Il fango ormai lambisce la mia testa, ed ancora non sento del calore dall'altra parte. Non avverto nessuno che mi attende né delle voci di conforto.
Guardo ancora ciò che mi circonda, combattendo contro la malsana idea che sia tutto quello che sto per abbandonare.
La guarderò ancora e ancora e ancora. Non per ricordarla ma per riconoscerla. Non per lasciarla ma per ritrovarla.
Nell'ignoto. Quando affonderò di nuovo.

lunedì, settembre 06, 2010

lunedì, agosto 09, 2010

Ghandi


"Quando dispero, io ricordo che nel corso di tutta la storia la via dell'amore e della verità ha sempre vinto. Ci sono stati tiranni, macellai, e per un po' possono sembrare invincibili; ma la conclusione è che cadono sempre. Riflettici: sempre."

martedì, giugno 22, 2010

lunedì, giugno 14, 2010

End of line

Ed il lavoro se ne vaaa ...
A fine mese i miei servigi non sono più richiesti, quindi bye bye!
Che dire ? Boh, sapevo che questo giorno sarebbe arrivato già quando ho firmato il primo contratto.
Questa è la realtà dei lavori su commissione, del lavoro presso il cliente, delle società di servizi che
forniscono personale anziché servizi.

I miei piani ?
Sono stato contattato da un funzionario per il microcredito necessario ad aprire una attività, ma ho deciso di
rimandare per almeno qualche mese. Devo essere maggiormente preparato sotto vari punti di vista prima di
"Balzare".
Ho adocchiato un corso di certificazione come sistemista Unix, che mi consentirebbe per lo meno di
rispondere ad annunci di lavoro più stimolanti e redditizi.
Si parla di premere acceleratore sul progetto siti, di investire un minimo in consulenze private da
dirottare poi nella futura ipotetica attività fisica.

Insomma, non sono particolarmente preoccupato e nemmeno arrabbiato. Mi sono adirato molto di più
in altre situazioni, ironicamente meno importanti.
Potrei affermare che la consapevolezza mi abbia aiutato, ma credo più che si tratti di leggerezza di pensiero.

Paradossalmente, le reazioni di un uomo incosciente e quelle di un uomo consapevole sono spesso molto simili. Se io sia l'uno o l'altro, solo il tempo potrà confermarlo.

domenica, giugno 06, 2010

Ipad

Perché un funboy di Apple come me non dovrebbe parlare di iPad ?
Lo fanno tutti. Video su video di unboxing, recensioni pro e contro, analisi delle vendite,
feedback del prodotto e proiezioni astrali jobsiane da qui al 2012. Quindi lo faccio anche io :P

L'iPad a differenza di quanto sostengono i fedelissimi, non lo trovo un prodotto geniale. Non se
si guarda il mero prodotto, almeno.
E' stato definito l'iPod gigante, e per quanto questa definizione suoni come una critica, non posso dire che descriva troppo male il tablet di Cupertino.
L'iPad è un ipod gigante, e proprio per questo è una figata assurda!
Da possessore di iPod touch da circa 2-3 anni, posso dire che l'idea di utilizzare un device che grazie alla sua dimensione mi consenta di massimizzare la mia esperienza di utente ipod, mi elettrizza non poco.
Sembra un cliche dirlo, ma chi non ha mai posseduto un iPod Touch o un iPhone non potrà mai comprendere nessuna recensione su un prodotto del genere. Sarebbe semplicemente come chiedere ad un non patentato cosa pensa di una bmw m5. Ti dirà che è esteticamente bella, ma poi cosa potrà capire delle tue impressioni di guida ?
C'è gente che a volte chiede cosa ci si potrebbe fare.
In realtà mi sento porre questa domanda da una vita, ma riguardo ai computer in generale.
Compro un portatile ed il vecchio di turno, quello che passa le giornate in piazza seduto sulla sedia di paglia che si porta da casa ogni mattina, mi dice "Bello, bello, ma cosa ci fai ?".
Il problema è che questa domanda ha talmente tante risposte da risultare impossibile da soddisfare.
"Ci lavoro", ma quel vecchio ha lavorato 50 anni senza un computer, quindi è una stronzata.
"Ci gioco", ma i bambini giocano con una palla ed uno scatolone, quindi non regge.
"Ci vedo i film, ci sento la musica" Ci sono i cinema, ci sono le radio.
Ma insomma, a che cappero servono i computer ? Ad andare su internet ?
"E che l'è interniett ??"
Vabbé, lasciamo perdere.
So solo che anche per uno come me che non dorme, ma va in standby. Che non si nutre ma si ricarica e che chiama il proprio pc con il nome che aveva scelto per sua figlia, un iPad sarebbe uno strumento tanto comodo da risultare indispensabile.
Quante volte accendente un pc solo per controllare la posta ? Quante volte solo per vedere un video su youtube o per farvi una veloce partita ad un videogioco mentre aspettate la metro ?
Cosa ? Questo lo potete fare anche con un iPod/iPhone ? Sicuro, ma con un iPad lo fate meglio.
Senza contare tutte le altre cose dedicate solo a lui ...
Vabbé, lasciamo perdere, tanto lo so che vi interessa solo una cosa ... si, c'è la mela sopra, quindi andate a comprarlo e non rompete i maroni! XD

Saluti da ...

Rimini!
Da oggi una settimana di vacanze al mare :D
Hotel Stella Polare, pacchetto All Inclusive e spiaggia a 40 metri.
Sembra roba da ricchi ma in realtà è tutto al risparmio, anche se a me basta vitto, alloggio e wireless. Qui in più c'è la spiaggia, l'ombrellone, i lettini, le rivisite, le bibite, la piscina, le biciclette etc. etc.
Insomma si sta benissimo.
Certo, è Giugno mentre la mia temperatura ideale la si può raggiungere solo a fine Luglio, dove
se non mi licenziano sarò in ufficio a cazzeggiare, però non mi lamento nemmeno un pò!
Quando ho chiesto a qualche collega che era stato a Rimini se avevano qualche consiglio da darmi, mi hanno risposto "Non andarci con la donna!!"
Che amarezza.
Vabbé, visto che fatti non fummo per viver come bruti, informo tutti che a Rimini ci sono tantissime cose da fare e vedere, a partire dall'Italia in Miniatura, l'Acquario di Cattolica,
lo stato di S. Marino, le chiese con le opere del Giotto etc. etc. e che quindi questo, a differenza
di quello che tanti pensano, è un posto anche per gentaglia come me e non solo per
veline e calciatori.
Comunque una punta in spiaggia a ballare ce la faccio ;D
E con questo chiudo il primo post Romagnolo.