Ed eccoci al grande mistero dell'Opinione pubblica ...
Cos'è ? è la morale comune, le scelte diffuse, le cose giuste e le cose sbagliate.
E' giusto uccidere, rubare e distruggere ? NO ! perché l'opinione pubblica condanna questo genere di comportamento; ovvero tutti sanno che farlo è sbagliato e siamo tutti pronti a giurare di essere daccordo.
Anni fa la morale comune era molto più solida, tutti o la stragrande maggioranza della popolazione la pensava esattamente nello stesso modo, un modo definito da tutti e che faceva capo alle istituzioni.
Tale istituzione per quanto riguarda l'occidente era ovviamente la chiesa.
Noi siamo cresciuti per secoli sotto una morale cristiana, che ci diceva cosa era giusto e cosa era sbagliato, cosa era deprecabile e cosa no. Praticamente "pensava" per noi, e per tante persone è ancora così.
C'è di male ? chi lo sa ?
Di certo la mancanza o la caduta di tale fissa moralità e regole comportamentali è un grande successo per il singolo individuo, perché questi nel bene o nel male può adesso prendere con più libertà le proprie scelte e decisioni, può creare una moralità conforme alle proprie pulsioni, stando in questo modo più sereno ed in pace con se stesso.
Grande vittoria allora ! ma solo vittoria del singolo.
La società però non è composta da singoli individui come tanti erroneamente credono, perché una massa di persone agisce in maniera del tutto diversa da come possano agire tutte quelle persone prese singolarmente.
Per la società tale cancanza di conformità è una vera piaga, perché quando le persone la pensano in modo diverso l'una dall'altra fanno più fatica ad agire come gruppo, come società.
Le decisioni di massa scontenteranno sempre qualcuno, e se questo qualcuno da minoranza diventa una forte opposizione, allora la società si scinde, creando caos e confusione, collassando su se stessa.
Ogni cosa che in effetti arricchisce il cittadino come uomo, indebolisce la nazione come società.
L'uomo allora non è un animale sociale ? ci siamo uniti per meglio difenderci dal mondo esterno, ma ora che anche piccoli gruppi di persone posso sopravvivere con tranquillità in un mondo plasmato nei secoli a nostro uso e consumo, perché ci riuniamo ancora sotto grandi bandiere, città, nazioni ?
Per difenderci da chi ?
Ovviamente lo facciamo per difenderci da noi stessi, dalla nostra voglia di potere. Ci raggruppiamo in metropoli da milioni di abitanti per acquistare maggior potere economico e politico rispetto ad altri, aggredendoci a vicenda in ogni maniera concepibile.
Quindi come individui bisogna operare una scelta:
Vivere e lavorare per la vittoria della vita comune, oppure vivere e lavorare per la distruzione di tale società.
Non c'è biasogno che rispondiate, non potete esimervi dallo scegliere una di queste due vie, anche semplicemente con il vostro modo di pensare in qualche maniera vi schierate.
Se scegliete la prima opzione, allora sarete persone conformi, che si preoccupano di creare dei cosidetti "valori", che altro non sono che "valori comuni".
"La famiglia", "Il diritto alla vita", "il lavoro" .. se per voi queste parole hanno un significato e vanno difese, divulgate e fatte capire da chi non possiede tali concetti, allora siete sicuramente degli "animali sociali".
Se invece queste parole per voi non hanno senso ma vi piacciono più parole come "Amore","Libertà","Pace", allora sarete più per il singolo.
Detta così la scelta sembra facile, ma in verità ogni scelta porta con se dei punti oscuri:
Quel "diritto alla vita" e "libertà di opinioni" per il conformista, possono con estrema facilità diventare la scusa per eliminare e distruggere chiunque non possa essere convertito a tali valori.
Quei concetti di "amore" e "libertà" invece possono diventare con altrettanta facilità pulsioni negative, che ti portano ad odiare chi non rispetta i tuoi diritti di pensiero, mentre la libertà porta ad invadere quella degli altri.
[Perché ovviamente la libertà NON finisce dove inizia quella degli altri, diciamo che ci fermiamo noi, ovvero quella libertà non la sfruttiamo ... ]
Ma nel caso si scelga invece la vita in comune, come si può ottenere ? Indubbiamente cercando il più possibile di accostare la propria moralità alla morale comune, che però è un gran strano animale.
La morale comune non rispecchia quasi mai la moralità del singolo individuo .. o la innalza più di quanto siamo disposti a fare nella realtà, oppure l'abbassa dettata dall'ignoranza.
Ecco alcuni esempi:
Non esiste un popolo che si definisce "Razzista", il razzismo è ovviamente biasimato da tutti, l'Opinione comune è che il razzismo è sbagliato, brutto e stupido.
Ma quani razzisti ci sono al mondo ? presi singolarmente quanta gente si scopre, anzi si dichiara razzista ? tantissimi ...
In questo caso l'opinione comune ha una morale più alta di noi.
D'altra parte quanta gente sarebbe disposta a giudicare e lapidare in piazza una persona semplicemente perché accusata di un qualche crimine ? ma nessuuuunoooo ...
Invece basta che qualcuno (Vedi il padre di Tommaso) venga accusato di Pedofilia, e tutti sono disposti a linciarlo in piazza.
Così come nessuno andrebbe mai con una prostituta, che guarda caso sono sempre piene di lavoro.
In questi casi è l'Opinione comune che manifesta una moralità che tutti siamo pronti a dichiarare, ma che singolarmente in verità non abbiamo.
Senza contare poi i casi in cui tale Opinione comune è messa in crisi, perché la gente non riesce a dare una risposta unanime a fatti di grave importanza sociale:
Siete per l'eutanasia ?
Siete per i matrimoni dei Gay o per affidargli dei figli ?
Siete per l'eccesso di leggittima difesa ?
Pensate che l'embrione sia una vita ?
Etc. etc.
Questi quesiti possono avere una risposta personale, ma non una pubblica, perché troppa gente potrebbe criticarla e questo procurerebbe un collasso della società a tutti gli effetti.
Quindi che si fa ? si evita di parlarne, molto semplice ... almeno fino a quando tacitamente la gente non si sentirà daccordo su cosa pensare o meno.
La società è la morte dell'individuo, decidete voi se questo è un bene o un male, la società porta indubbi vantaggi ma meglio nascosti svantaggi. Essere un creatore o un distruttore è solo un fatto di scelta, io le trovo entrambe valide, anche se credo sia più onorevole la prima e più egoistica la seconda.
domenica, aprile 30, 2006
mercoledì, aprile 26, 2006
Follie preferenziali
Povero Dio tirato in ballo dagli uomini, ma che religioni, sono questioni da economi, questi omini minimizzano rombi di bolidi, boom, fanno sempre i loro porci comodi, nel nome del Padre figli che si fanno invalidi, senti solo alibi squallidi, danno ragione solamente a visi pallidi, quelli diversi riversi ed esanimi. Partono plotoni di uomini di uomini, verso postazioni di uomini di uomini, aggressori con volti di uomini di uomini, aggrediscono figli di uomini di uomini, in un circo massimo di uomini di uomini, nell'Anno Domini di uomini di uomini, subiamo il fascino di uomini di uomini, come ninfomani di uomini di uomini. Non vengo con te nel deserto, scusami se diserto ma preferisco... Io preferisco ammazzare il tempo, preferisco sparare cazzate, preferisco fare esplodere una moda, preferisco morire d'amore, preferisco caricare la sveglia, preferisco puntare alla roulette, preferisco il fuoco di un obiettivo, preferisco che tu rimanga vivo. Gli uomini versano il tributo di nostalgie per epoche che mai hanno vissuto la bandiera e il saluto, o con noi o stai muto, questo è il terzo millennio, benvenuto! Chiedo aiuto a Newton, Isacco, come cacchio si fa a sopportare fatti di 'sta gravità? Anacronistica, la verità che viene a galla, esperto di balistica misurami 'sta balla e seguimi in questo viaggio tra santi e demoni, che invece sono solo uomini di uomini, tu che sei forte, alla morte sopravvivimi, io sono debole quindi l'anima minami, caro paese dalle belle pretese chiedimi se ti vedo come friend o come enemy, ti piace fare la pace ma allora spiegami 'sti missili che fischiano nell'aria come un theremin. Non vengo con te nel deserto, scusami se diserto ma preferisco... Io preferisco ammazzare il tempo, preferisco sparare cazzate, preferisco fare esplodere una moda, preferisco morire d'amore, preferisco caricare la sveglia, preferisco puntare alla roulette, preferisco il fuoco di un obiettivo, preferisco che tu rimanga vivo. Partono plotoni di uomini di uomini, verso postazioni di uomini di uomini, aggressori con volti di uomini di uomini, aggrediscono figli di uomini di uomini, in un circo massimo di uomini di uomini, nell'Anno Domini di uomini di uomini, subiamo il fascino di uomini di uomini, come ninfomani di uomini si ma... Io preferisco ammazzare il tempo, preferisco sparare cazzate, preferisco fare esplodere una moda, preferisco morire d'amore, preferisco caricare la sveglia, preferisco puntare alla roulette, preferisco il fuoco di un obiettivo, preferisco che tu rimanga vivo.
25 di schifo
Ma il 25 è festa ? ma va ?
ma chi se ne frega ! non mi viene nemmeno da parlarne !
Provo solo schifo per come una festa nazionale venga strumentalizzata politicamente in una maniera tanto vergognosa !
La Moratti trascina il padre in piazza con tanto di carrozzella, il perché lo saprà solo lei, e una massa di teste di cazzo gli fischia contro senza conoscerlo, senza nemmeno sapere chi è.
Sento dei cretini dire che la festa della liberazione è una festa comunista, come se a liberarci dalla occupazione tedesca fossero stati i comunisti, che invece erano impegnati ad uccidere gente più ad Est.
Allora la festa è di chi la proclama ? cioè il primo a dire che oggi è festa gli da anche un indirizzo politico ? ma che cazzo stiamo dicendo ?
Ma la cosa più assurda è che a fare rivendicazioni di tale genere sono persone che la guerra non l'hanno nemmeno vista in foto, e criticano e tacciano di criminalità chi quella guerra l'ha fatta pensando proprio a loro.
Perché quando quasi settanta anni fa la gente andava incontro ad i fucili per lottare contro il nazismo, non lo faceva certo sperando di vivere in un futuro migliore, ma sperando che i propri figli potessero vivere in un futuro migliore.
A mio parere se una cosa simile accadesse adesso, praticamente ci faremo tutti schiavizzare, tanto siamo pieni di amor proprio e spirito di unione.
Il venticinque aprile ? una data importante nella quale pensare che la libertà e la sicurezza che tanto ci sembra incerta e precaria, in verità è un previlegio che tanto non hanno, tanti non immaginano neppure, e che nemmeno noi per tanto tempo abbiamo più avuto, l'abbiamo visto strappatoci via dalla follia inumana del nazismo.
Cosa che non deve ricapitare, soprattutto sotto la follia malata della politica corrotta.
ma chi se ne frega ! non mi viene nemmeno da parlarne !
Provo solo schifo per come una festa nazionale venga strumentalizzata politicamente in una maniera tanto vergognosa !
La Moratti trascina il padre in piazza con tanto di carrozzella, il perché lo saprà solo lei, e una massa di teste di cazzo gli fischia contro senza conoscerlo, senza nemmeno sapere chi è.
Sento dei cretini dire che la festa della liberazione è una festa comunista, come se a liberarci dalla occupazione tedesca fossero stati i comunisti, che invece erano impegnati ad uccidere gente più ad Est.
Allora la festa è di chi la proclama ? cioè il primo a dire che oggi è festa gli da anche un indirizzo politico ? ma che cazzo stiamo dicendo ?
Ma la cosa più assurda è che a fare rivendicazioni di tale genere sono persone che la guerra non l'hanno nemmeno vista in foto, e criticano e tacciano di criminalità chi quella guerra l'ha fatta pensando proprio a loro.
Perché quando quasi settanta anni fa la gente andava incontro ad i fucili per lottare contro il nazismo, non lo faceva certo sperando di vivere in un futuro migliore, ma sperando che i propri figli potessero vivere in un futuro migliore.
A mio parere se una cosa simile accadesse adesso, praticamente ci faremo tutti schiavizzare, tanto siamo pieni di amor proprio e spirito di unione.
Il venticinque aprile ? una data importante nella quale pensare che la libertà e la sicurezza che tanto ci sembra incerta e precaria, in verità è un previlegio che tanto non hanno, tanti non immaginano neppure, e che nemmeno noi per tanto tempo abbiamo più avuto, l'abbiamo visto strappatoci via dalla follia inumana del nazismo.
Cosa che non deve ricapitare, soprattutto sotto la follia malata della politica corrotta.
venerdì, aprile 21, 2006
Cinema come arte
IL CINEMA E I FINANZIAMENTI STATALI Si finanzia l’arte o l’industria?
Marcello Gagliani Caputo
Forse non tutti sanno che gran parte dei film italiani che vengono distribuiti nelle sale cinematografiche sono finanziati dallo Stato. Ciò grazie all’articolo 28 entrato in vigore nel 1965 con lo scopo di dare un sostegno ai giovani autori (e produttori) esordienti coprendo il 90% delle spese con l’unica clausola che, se il film registra buoni incassi, questi soldi devono essere restituiti. Ad oggi, però, i dati dicono che soltanto il 20% dei film finanziati ogni anno riescono poi a restituire i soldi avuti dallo Stato a cui, per il restante 80% dei casi, non rimane che acquisire i diritti dei film stessi. Inoltre, la legge prevedeva che si può finanziare fino ad un massimo di 20 opere prime, ma nel 1994 autori e produttori hanno chiesto di allargare il finanziamento anche a film che, secondo una commissione di esperti nominata dal ministro per i Beni Culturali, sono di interesse culturale nazionale. A questo punto, però, il problema sorge nel momento in cui bisogna capire i criteri di scelta: spesso i finanziamenti, infatti, sono decisi in base alla sola sceneggiatura ed ai nomi, a volte abusati, che i produttori del film inseriscono nei copioni impedendo pertanto una giusta ed oggettiva valutazione. Chi dice, infatti, che da una buona sceneggiatura venga poi fuori un altrettanto bel film?
“Spesso ci siamo trovati delle bellissime sceneggiature che poi realizzate in termini cinematografici non hanno funzionato e viceversa”. Ha dichiarato alla trasmissione “Report” di Rai3 Rossana Rummo, ex direttore generale sezione Cinema del Ministero dei Beni Culturali. “Magari non abbiamo dato sostegno a film invece che dal punto di vista cinematografico e anche culturale hanno funzionato. E' inevitabilmente arbitrario, non so come dire. Si spera di fare meno errori possibili, però qualche errore si fa”.
Un altro problema è quello dei film finanziati che però non arrivano mai nelle sale cinematografiche, come ha fatto notare il regista Pupi Avati: “Ogni anno ci sono 30 film in Italia che non escono e sono tutti film finanziati con denaro pubblico. Ci sono, molto spesso, in corrispondenza con questi 30 film che non escono, 30 società che sono state formate per realizzare questi film e che falliscono alla fine della realizzazione dei film”.
Ma allora cosa fare per impedire questo autentico sperpero di denaro pubblico?
A gennaio l’attuale ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani ha modificato la legge reinserendo innanzitutto la pubblicità nei film (da adesso in poi chiunque potrà mostrare in primo piano un pacchetto di sigarette o un orologio di marca), togliendo il limite di 20 opere finanziabili (nel 2003 sono state finanziate 40 opere prime e 69 film di interesse culturale!), abbassando lo stesso finanziamento ad un massimo del 50% del budget di realizzazione del film e concedendolo soltanto a quei produttori che possono dimostrare di avere già l’altro 50% e che abbiano alle spalle esperienze di incassi che possono assicurare la restituzione del finanziamento ricevuto. E visto che questo “altro” 50% deriva di solito (diciamo al 99,99%) dalla vendita dei diritti tv, che fine faranno i giovani produttori indipendenti? Probabilmente saranno destinati a scomparire, lasciando sempre più spazio al duopolio Rai-Mediaset (Rai Cinema e Medusa) che a loro volta finanzieranno sempre e comunque opere tv-compatibili contribuendo all’inevitabile trasformazione del cinema da arte a industria.
Marcello Gagliani Caputo
Forse non tutti sanno che gran parte dei film italiani che vengono distribuiti nelle sale cinematografiche sono finanziati dallo Stato. Ciò grazie all’articolo 28 entrato in vigore nel 1965 con lo scopo di dare un sostegno ai giovani autori (e produttori) esordienti coprendo il 90% delle spese con l’unica clausola che, se il film registra buoni incassi, questi soldi devono essere restituiti. Ad oggi, però, i dati dicono che soltanto il 20% dei film finanziati ogni anno riescono poi a restituire i soldi avuti dallo Stato a cui, per il restante 80% dei casi, non rimane che acquisire i diritti dei film stessi. Inoltre, la legge prevedeva che si può finanziare fino ad un massimo di 20 opere prime, ma nel 1994 autori e produttori hanno chiesto di allargare il finanziamento anche a film che, secondo una commissione di esperti nominata dal ministro per i Beni Culturali, sono di interesse culturale nazionale. A questo punto, però, il problema sorge nel momento in cui bisogna capire i criteri di scelta: spesso i finanziamenti, infatti, sono decisi in base alla sola sceneggiatura ed ai nomi, a volte abusati, che i produttori del film inseriscono nei copioni impedendo pertanto una giusta ed oggettiva valutazione. Chi dice, infatti, che da una buona sceneggiatura venga poi fuori un altrettanto bel film?
“Spesso ci siamo trovati delle bellissime sceneggiature che poi realizzate in termini cinematografici non hanno funzionato e viceversa”. Ha dichiarato alla trasmissione “Report” di Rai3 Rossana Rummo, ex direttore generale sezione Cinema del Ministero dei Beni Culturali. “Magari non abbiamo dato sostegno a film invece che dal punto di vista cinematografico e anche culturale hanno funzionato. E' inevitabilmente arbitrario, non so come dire. Si spera di fare meno errori possibili, però qualche errore si fa”.
Un altro problema è quello dei film finanziati che però non arrivano mai nelle sale cinematografiche, come ha fatto notare il regista Pupi Avati: “Ogni anno ci sono 30 film in Italia che non escono e sono tutti film finanziati con denaro pubblico. Ci sono, molto spesso, in corrispondenza con questi 30 film che non escono, 30 società che sono state formate per realizzare questi film e che falliscono alla fine della realizzazione dei film”.
Ma allora cosa fare per impedire questo autentico sperpero di denaro pubblico?
A gennaio l’attuale ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani ha modificato la legge reinserendo innanzitutto la pubblicità nei film (da adesso in poi chiunque potrà mostrare in primo piano un pacchetto di sigarette o un orologio di marca), togliendo il limite di 20 opere finanziabili (nel 2003 sono state finanziate 40 opere prime e 69 film di interesse culturale!), abbassando lo stesso finanziamento ad un massimo del 50% del budget di realizzazione del film e concedendolo soltanto a quei produttori che possono dimostrare di avere già l’altro 50% e che abbiano alle spalle esperienze di incassi che possono assicurare la restituzione del finanziamento ricevuto. E visto che questo “altro” 50% deriva di solito (diciamo al 99,99%) dalla vendita dei diritti tv, che fine faranno i giovani produttori indipendenti? Probabilmente saranno destinati a scomparire, lasciando sempre più spazio al duopolio Rai-Mediaset (Rai Cinema e Medusa) che a loro volta finanzieranno sempre e comunque opere tv-compatibili contribuendo all’inevitabile trasformazione del cinema da arte a industria.
giovedì, aprile 20, 2006
Top post
Ho aggiunto una piccola sezione per i post più interessanti o che hanno più interessato nel blog.
Se ne avete altri da segnalare ditemelo pure !
Se ne avete altri da segnalare ditemelo pure !
Bau
Camminando senza meta, conta i passi fino ad un cartello, poi indietro fino all'incrocio.
La fame lo attanaglia e lo uccide lentamente. Il caldo gli secca la gola e gli picchia sulla testa.
Giorni fa ha perso il motivo per essere felice, per essere triste, per essere sé stesso.
La notte gelida lo attacca con il vento negli occhi. I rumori lontani lo tengono sveglio nel terrore.
Accanto a lui una strada di morte; può sentirne provenire odore di sangue e pneumatici.
Si tiene lontano dai rombi che l'attraversano e dalle luci che sfrecciano nel buio.
Si tiene lontano dalle persone che cercano di prenderlo, di portarlo via dal proprio posto.
Perché anche se sono giorni che aspetta, e sente la morte vicina, lui attende ancora il suo padrone.
Lui lo ama ancora, perché amare è nella sua natura.
Lui aspetterà ancora, finché non morirà di fame, finché non lo ucciderà un contadino, finché non lo investirà una macchina.
Lui forse non riesce a capire, ma sente.
Lui forse non conosce, ma spera.
Lui forse non è un uomo, ma è qualcosa di meglio.
La fame lo attanaglia e lo uccide lentamente. Il caldo gli secca la gola e gli picchia sulla testa.
Giorni fa ha perso il motivo per essere felice, per essere triste, per essere sé stesso.
La notte gelida lo attacca con il vento negli occhi. I rumori lontani lo tengono sveglio nel terrore.
Accanto a lui una strada di morte; può sentirne provenire odore di sangue e pneumatici.
Si tiene lontano dai rombi che l'attraversano e dalle luci che sfrecciano nel buio.
Si tiene lontano dalle persone che cercano di prenderlo, di portarlo via dal proprio posto.
Perché anche se sono giorni che aspetta, e sente la morte vicina, lui attende ancora il suo padrone.
Lui lo ama ancora, perché amare è nella sua natura.
Lui aspetterà ancora, finché non morirà di fame, finché non lo ucciderà un contadino, finché non lo investirà una macchina.
Lui forse non riesce a capire, ma sente.
Lui forse non conosce, ma spera.
Lui forse non è un uomo, ma è qualcosa di meglio.
quando tu non sei con me
Quando tu non sei con me
nemmeno io sono come me.
Posso ascoltare il nulla
entrare nel mio corpo tremante;
sentire il peso del cielo premere
sopra le mie spalle.
Tutto l'amore che provo svanisce dal mio cuore,
e mi sento morto, mi sento dolore,
smarrito attraverso l'universo.
I minuti diventano anni, gli anni diventano secoli.
E con la mia memoria cerco di raggiungerti.
Ti ritrovo nella mente,
e posso ricordare il calore del tuo corpo.
Immagino le mie braccia circondare il tuo ventre
ed i tuoi capelli coprire il mio volto.
E questa volta il tempo scompare,
non penso più al futuro,
non mi importa più del domani.
E riesco a dormire.
nemmeno io sono come me.
Posso ascoltare il nulla
entrare nel mio corpo tremante;
sentire il peso del cielo premere
sopra le mie spalle.
Tutto l'amore che provo svanisce dal mio cuore,
e mi sento morto, mi sento dolore,
smarrito attraverso l'universo.
I minuti diventano anni, gli anni diventano secoli.
E con la mia memoria cerco di raggiungerti.
Ti ritrovo nella mente,
e posso ricordare il calore del tuo corpo.
Immagino le mie braccia circondare il tuo ventre
ed i tuoi capelli coprire il mio volto.
E questa volta il tempo scompare,
non penso più al futuro,
non mi importa più del domani.
E riesco a dormire.
martedì, aprile 18, 2006
Feral

Ombre avvolgono la mia mente drogata,
insetti entrano nei miei occhi e nel mio naso,
arrivano fino al cervello, e mordono, mordono, mordono ..
ogni morso un ricordo, un ricordo felice, un ricordo triste.
Una volta finito, il niente è dentro di me,
come se non avessi mai vissuto.
Gli insetti escono dalle mie cavità, si radunano nel vasetto di vetro.
Un lauto pasto oggi, per il loro padrone Mangianime.
Armorlandia II
Ho fatto una breve chiaccherata con Stefano che mi ha chiarito un pò di cose riguardanti il vecchio post Armorlandia.
Il caro Ste' mi ha informato sul vero senso della legge che tempo fa si voleva proporre e che a quanto pare i mass media hanno manipolato in maniera vergognosa, sia per questione di audience ma anche in parte per questioni politiche.
Se vi ricordate tutti noi abbiamo pensato (come ci veniva detto in TV) che la legge riguardasse principalmente il permesso di sparare su un individuo nel caso che questi entrasse nella nostra casa con scopi illegali, quali furto, rapimento o simili .. ma non è così.
La legge chiariva il diritto di auto-difesa del cittadino, che poteva quindi difendersi attivamente contro i propri aggressori e non più essere perseguito a norma di legge di fronte ad un azione auto-difensiva troppo violenta.
Senza questa legge che onestamente non so se sia passata o meno, anche il colpire in qualunque modo il proprio aggressore era passabile di denuncia per violenza; poco importava se tale "violenza" era stata consumata nella propria casa nei confronti di un ladro o peggio. Certo, nel caso che l'auto-difesa sia stata giustificata non si passava certo alcun guaio, ma il problema come sempre è affrontare processi e disagi per dimostrare la leggittimità di una difesa del proprio domicilio o dei propri familiari.
Come si nota la legge non parla affatto di armi da fuoco o dell'opportunità di sparare a vista, in quanto l'accesso alle armi da fuoco non è stato affatto semplificato.
Non so se mi sono spiegato bene, comunque ovviamente cambio la mia opinione in tal senso e sono costretto ad affermare tale legge come sacrosanta, perché è assurdo che io possa essere denunciato dopo aver tramortito un aggressore che si è infilato in casa mia con intenzioni malevole!
Il caro Ste' mi ha informato sul vero senso della legge che tempo fa si voleva proporre e che a quanto pare i mass media hanno manipolato in maniera vergognosa, sia per questione di audience ma anche in parte per questioni politiche.
Se vi ricordate tutti noi abbiamo pensato (come ci veniva detto in TV) che la legge riguardasse principalmente il permesso di sparare su un individuo nel caso che questi entrasse nella nostra casa con scopi illegali, quali furto, rapimento o simili .. ma non è così.
La legge chiariva il diritto di auto-difesa del cittadino, che poteva quindi difendersi attivamente contro i propri aggressori e non più essere perseguito a norma di legge di fronte ad un azione auto-difensiva troppo violenta.
Senza questa legge che onestamente non so se sia passata o meno, anche il colpire in qualunque modo il proprio aggressore era passabile di denuncia per violenza; poco importava se tale "violenza" era stata consumata nella propria casa nei confronti di un ladro o peggio. Certo, nel caso che l'auto-difesa sia stata giustificata non si passava certo alcun guaio, ma il problema come sempre è affrontare processi e disagi per dimostrare la leggittimità di una difesa del proprio domicilio o dei propri familiari.
Come si nota la legge non parla affatto di armi da fuoco o dell'opportunità di sparare a vista, in quanto l'accesso alle armi da fuoco non è stato affatto semplificato.
Non so se mi sono spiegato bene, comunque ovviamente cambio la mia opinione in tal senso e sono costretto ad affermare tale legge come sacrosanta, perché è assurdo che io possa essere denunciato dopo aver tramortito un aggressore che si è infilato in casa mia con intenzioni malevole!
lunedì, aprile 17, 2006
domenica, aprile 16, 2006
Memorie
Esitono vari tipi di memoria: la memoria olfattiva, quella uditiva, quella cognitiva; ognuna divisa per il tipo di informazione che contiene. Proviamo in questo momento a ricordare qualcosa, una cosa qualunque.
Cosa succede ? succede che possiamo richiamare nella nostra mente delle immagini di un luogo, ne ricordiamo i dettagli, i punti oscuri e gli angoli nascosti. Possiamo effettivamente dire che "noi eravamo là". Poi possiamo ricordarci le sensazioni o le emozioni che vivevamo in quel contesto, ricordarci il nostro stato d'animo. Infinte ricordarci gli avvenimenti che sono accaduti in quel momento.
In questa memoria non vi è però soltanto ciò che noi classifichiamo come "realtà", ma ci sono cose essenzialmente irreali che risiedono dentro di noi sottoforma di memoria.
Adesso, se accettiamo il fatto che è tramite la memoria che noi possiamo tener conto della esperienza maturata nel nostro passato/presente, allora dobbiamo accettare il fatto che nella nostra memoria, eventi irreali o realmente accaduti hanno lo stesso valore. Questo perché se di un evento irreale quale può essere ad esempio un sogno possiamo richiamare una memoria visiva, sensitiva, emozionale, sensoriale etc. allora non vi è alcuna differenza tra questo ricordo ed un ricordo di un evento realmente accaduto.
A tutti gli effetti nel mondo dei ricordi, il nostro concetto di "realtà" perde molto del suo significato.
Ma quanti sono queste memorie irreali che possediamo ? in verità sono moltissime.
I sogni sono in primis dei ricordi irreali, per quanto sia raro avere un vivido ricordo di un sogno, questi riescono ad essere i più "reali" tra i ricordi "irreali" che possediamo. In seguito vengono i nostri pensieri astratti, come quelli che i più fantasiosi di noi traggono dai fumetti, dai libri e dai film.
Quando si legge un racconto ad esempio, si è capaci di immaginare il volto di un personaggio, in maniera tanto reale che la sua immagine ci rimane fissa in testa.
Infine, per quanto riguarda questa lista, arrivano le nostre attività virtuali, come i video giochi. In un video gioco si visitano luoghi e si provano emozioni analoghe alla trama del gioco che rimangono nei nostri ricordi in maniera completa.
Questo assume maggior rilievo in un gioco di massa, un gioco on-line, all'interno del quale abbiamo esperienze comuni ocn altri giocatori, e dove ognuno costruisce non solo dei ricordi assolutamente virtuali, ma ricordi in grado di essere confrontati con quelli degli altri giocatori, come se si parlasse di fatti effettivamente accaduti.
Quando in un gioco infatti si percorrono luoghi già visti, la nostra memoria ci viene in aiuto perché a tutti gli effetti, "noi siamo già stati lì".
Ci rendiamo conto quindi, che quando si parla di vita "reale" e vita "virtuale", si fa più che altro una diversificazione mentale e non cognitiva, ovvero non vi è in effetti alcuna differenza qualitativa tra una vita "vera" ed una "virtuale".
Cosa succede ? succede che possiamo richiamare nella nostra mente delle immagini di un luogo, ne ricordiamo i dettagli, i punti oscuri e gli angoli nascosti. Possiamo effettivamente dire che "noi eravamo là". Poi possiamo ricordarci le sensazioni o le emozioni che vivevamo in quel contesto, ricordarci il nostro stato d'animo. Infinte ricordarci gli avvenimenti che sono accaduti in quel momento.
In questa memoria non vi è però soltanto ciò che noi classifichiamo come "realtà", ma ci sono cose essenzialmente irreali che risiedono dentro di noi sottoforma di memoria.
Adesso, se accettiamo il fatto che è tramite la memoria che noi possiamo tener conto della esperienza maturata nel nostro passato/presente, allora dobbiamo accettare il fatto che nella nostra memoria, eventi irreali o realmente accaduti hanno lo stesso valore. Questo perché se di un evento irreale quale può essere ad esempio un sogno possiamo richiamare una memoria visiva, sensitiva, emozionale, sensoriale etc. allora non vi è alcuna differenza tra questo ricordo ed un ricordo di un evento realmente accaduto.
A tutti gli effetti nel mondo dei ricordi, il nostro concetto di "realtà" perde molto del suo significato.
Ma quanti sono queste memorie irreali che possediamo ? in verità sono moltissime.
I sogni sono in primis dei ricordi irreali, per quanto sia raro avere un vivido ricordo di un sogno, questi riescono ad essere i più "reali" tra i ricordi "irreali" che possediamo. In seguito vengono i nostri pensieri astratti, come quelli che i più fantasiosi di noi traggono dai fumetti, dai libri e dai film.
Quando si legge un racconto ad esempio, si è capaci di immaginare il volto di un personaggio, in maniera tanto reale che la sua immagine ci rimane fissa in testa.
Infine, per quanto riguarda questa lista, arrivano le nostre attività virtuali, come i video giochi. In un video gioco si visitano luoghi e si provano emozioni analoghe alla trama del gioco che rimangono nei nostri ricordi in maniera completa.
Questo assume maggior rilievo in un gioco di massa, un gioco on-line, all'interno del quale abbiamo esperienze comuni ocn altri giocatori, e dove ognuno costruisce non solo dei ricordi assolutamente virtuali, ma ricordi in grado di essere confrontati con quelli degli altri giocatori, come se si parlasse di fatti effettivamente accaduti.
Quando in un gioco infatti si percorrono luoghi già visti, la nostra memoria ci viene in aiuto perché a tutti gli effetti, "noi siamo già stati lì".
Ci rendiamo conto quindi, che quando si parla di vita "reale" e vita "virtuale", si fa più che altro una diversificazione mentale e non cognitiva, ovvero non vi è in effetti alcuna differenza qualitativa tra una vita "vera" ed una "virtuale".
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